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giovedì 17 luglio 2014

Riforme, la Resistenza tradita

Nella settimana appena iniziata si giocherà una partita decisiva per la Repubblica. Quel progetto di scompaginare l’architettura dei poteri come disegnata dai costituenti, che è stato il chiodo fisso della grande riforma propugnata da Berlusconi, sfociata nella riforma della II parte della Costituzione che il popolo italiano ha bocciato con il referendum del 25/26 giugno del 2006, sta per andare in porto con nuove forme e grazie ad un nuovo attore politico. Per quanto articolato diversamente, si tratta dello stesso progetto politico-istituzionale.
Esso si sviluppa su due fronti: la riforma elettorale e la riforma costituzionale. Questi due cantieri interagiscono fra loro e puntano a realizzare il medesimo obiettivo: cambiare i connotati alla democrazia italiana realizzando un sistema politico che il compianto prof. Elia qualificò come “premierato assoluto”. Quel sistema di pesi e contrappesi che i costituenti, memori dell’esperienza fascista, avevano delineato per scongiurare il pericolo della dittatura della maggioranza, sarà profondamente squilibrato per realizzare un nuovo modello istituzionale che persegue la concentrazione dei poteri nelle mani del capo dell’esecutivo, a scapito del Parlamento e delle istituzioni di garanzia.

“La Riforma di Renzi? Peggio della P2”. Intervista a Pancho Pardi

Per il professore con la modifica al Titolo V della Costituzione in Italia si instaurerà “una dittatura della maggioranza”, per questo invita a partecipare domani alla manifestazione davanti al Senato: “E’ ora il momento di far sentire la nostra voce, settembre può essere troppo tardi. E’ il benvenuto chiunque abbia a cuore i valori della nostra Carta”

Intervista a Pancho Pardi di Giacomo Russo Spena

“E’ peggio della riforma della P2”, “vogliono instaurare la dittatura della maggioranza”, “Renzi sta applicando il programma di Berlusconi”. Netto ed inequivocabile. Pancho Pardi, da giorni, sta lavorando per la riuscita della manifestazione in difesa della Costituzione e per fermare la modifica del Titolo V. L’appuntamento è per domani, 15 luglio, alle ore 10 davanti al Senato: “Invito tutti a partecipare, è in ballo il nostro futuro”.

Professor Pancho Pardi, quali sono gli aspetti della riforma che tanto la spaventano?
In primis, questo Parlamento non ha alcuna legittimità a legiferare sulla Costituzione essendo composto da nominati in base a una legge elettorale, il Porcellum, ritenuta incostituzionale dalla Consulta. Di cosa stiamo parlando? Abbiano il buon gusto e la serietà di legiferare su temi come lo sviluppo, il lavoro, l’economia, i diritti civili ma si astengano rigorosamente dal toccare la nostra Carta. È un’anomalia pericolosissima. Il soggetto promotore è senza diritto: solo Camere elette con una legge che restauri il principio dell'articolo 48 (il voto è personale ed eguale) potranno modificare la Costituzione. In secondo luogo, ci vogliono far credere che il bicameralismo sia la causa di tutti i mali. Una bugia. Da tempo il Parlamento è esautorato dai propri compiti: si governa il Paese tramite decreti leggi con le Aule relegate al solo compito di votare la fiducia. I disegni di legge sono rarissimi e il potere legislativo è di fatto nelle mani dell’esecutivo. Il vero problema è che la maggioranza non è compatta e i leader non riescono a gestire i propri partiti. 

mercoledì 16 luglio 2014

Accordo Alitalia - Etihad: il Sindacato che si arrende al Potere Economico

di Sergio Bellavita*

Ci sono accordi che sono destinati a segnare un'intera fase. È stato così per quello della vergogna alla Fiat di Pomigliano che ha decretatol'affermazione del sistema derogatorio, corporativo e autoritario e con esso la fine del contratto nazionale, sistema oggi esteso all'insieme del mondo del lavoro grazie agli accordi interconfederali riunificati nel testo unico sulla rappresentanza. L'accordo Alitalia si incarica di compiere quel salto violento nel nuovo sistema di ristrutturazioni. Un salto logico e coerente con la riscrittura del sistema di welfare, a partire dalla riforma degli ammortizzatori sociali e dalla cancellazione delle pensioni volute dalla Fornero.
Il combinato disposto della legislazione degli ultimi anni sta cancellando progressivamente e rapidamente gli spazi concreti per gestire in maniera soft le pesanti ristrutturazioni aziendali. Oggi le imprese pretendono e molte volte ottengono i licenziamenti collettivi si, ma nominativi, cioè costruiti ad hoc per decidere chi licenziare.
Nella vicenda Alitalia lo spazio per qualche ammortizzatore sociale in più c'era, ma James Hogan il ceo di Etihad ha preteso e ottenuto, in barba alle mediazioni del ministro Poletti, i licenziamenti collettivi immediati.

Grillo: stop al racket dell’oscuro parassita chiamato Europa

Dobbiamo togliere di mezzo ogni ostacolo che impedisca ai cittadini di sapere cosa accade, chi prende le decisioni, chi ne fa le spese e chi governa senza essere mai stato eletto dal popolo, ma cambia la vita di chi resta senza lavoro, di chi non ha i soldi per comprarsi da mangiare, di chi è costretto a licenziare i suoi dipendenti o a dichiarare fallimento. Dobbiamo dire alla gente chi sono i nominati, da chi sono stati messi sulle loro poltrone e perché sanno solo ripetere che “serve più Europa”, “servono più soldi alle banche”, “serve più rigore”. L’austerity! Cioè tagli alla spesa pubblica, ma soprattutto ai salari, agli stipendi e alle pensioni. E quando qualcosa si taglia, qualcos’altro deve per forza aumentare: le tasse. Le tasse in Italia sono diventate così alte che ormai bisogna lavorare fino a ottobre non per guadagnare, ma solo per riuscire a pagarle. Ci hanno detto che la soluzione era l’austerity. Era una soluzione, certo, ma era quella sbagliata! In Irlanda e in Portogallo ha funzionato talmente bene che c’è stato un esodo quasi senza precedenti verso altri paesi.
In Italia ha funzionato anche meglio: solo nel 2013, più di trecento aziende al giorno sono state costrette a chiudere. Il motivo è semplice: i grandi Beppe Grillosacerdoti dell’austerity hanno basato la loro religione su dati parziali. Non serviva essere economisti per accorgersi che una compressione della spesa in un momento di crisiavrebbe portato a una stagnazione, la quale avrebbe peggiorato la crisi. Perfino al Fondo Monetario Internazionale, alla fine, se ne sono accorti: Blanchard ha ammesso l’errore, ma nessuno ha cambiato direzione. Ne ammazza di più la medicina della malattia, ma nessuno che pensi di interrompere il salasso: si continua a succhiare sangue alle aziende, alle imprese, ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini, ai quali si sottrae ogni giorno una fetta di sovranità, per conferirla nelle mani di un oscuro centro di potere governato da non eletti. Così, questa Europa si è trasformata in un gigantesco parassita, un parassita che vive sulle nostre spalle, un parassita che ci afferra per la gola e ci toglie ossigeno.

martedì 15 luglio 2014

La catastrofe economica italiana in cifre

I crudi numeri non ci consegnano le dimensioni effettive del disastro economico e sociale che vive l'Italia. Ma ci aiutano a comprenderlo, ed anche a capire come le politiche austeritarie per tenere in piedi l'euro, il sistema bancocratico e il capitalismo-casinò, abbiano affossato il nostro Paese.

- PIL: dal 2007 al 2013 -8,7% .

- PIL PRO-CAPITE: d
al 2007 al 2013 - 9,1%.

- REDDITO REALE DISPONIBILE PER LE FAMIGLIE: 
dal 2007 al 2013 -10,2%.

- RICCHEZZA NAZIONALE: dal 2007 al 2013 persi 843 miliardi pari al-9%.

- PRODUZIONE INDUSTRIALE: dal 2007-2013 -25,5% . 
Nello stesso periodo, a livello mondiale la produzione industriale è cresciuta del 10%. 
- POTENZIALE INDUSTRIALE: dal 2007 al 2013 perso il 15%.

- NUMERO AZIENDE CHIUSE: nel periodo 2001-2013 perse 120mila fabbriche. 
Nel periodo 2008-2013 hanno chiuso 75mila imprese artigiane. Il 2013 è stato l'anno record dei fallimenti: 111mila.

Rassegnatevi, l’Italia chiude e regala pure l’Eni

Spezzeremo le reni allo Stato, e ci stiamo riuscendo. Come? Con le “riforme”, «qualunque esse siano», e con le privatizzazioni, «il nuovo mantra di media e politica», un mainstream allineato all’ideologia neoliberista del pensiero unico: i servizi pubblici sono un peso, l’unico attore abilitato è il mercato. Matteo Renzi è solo l’ultimo esponente di una lunga serie di persuasori occulti, e non importa se la strada che annuncia è fallimentare in partenza – per lo Stato, non per certo per i compratori, dai quali Palazzo Chigi spera di rastrellare 10-12 miliardi, cioè una goccia nel mare degli oltre 2.000 miliardi del debito pubblico anch’esso “privatizzato”, affidato alla lotteria della speculazione finanziaria, vulnerabile dall’epoca del divorzio tra Tesoro e Bankitalia gestito da Ciampi. Debito ora denominato in euro, moneta tecnicamente “straniera” cui il governo non può avere libero accesso. E oggi, avverte Andrea Baranes, la grande privatizzazione avviene in un momento in cui l’acquirente prenota pezzi di Italia a prezzi di realizzo, comprando solo i migliori asset: quindi «è chiaramente lo Stato», cioè i cittadini, «a perdere, non “valorizzando” ma svendendo le proprie partecipazioni».
Persino in termini meramente finanziari l’operazione è difficile da capire, scrive Baranes in un post su “Comune.info”, pensando al boccone più grosso, Marino e Renziquello dell’Eni, che «da anni, senza eccezioni, distribuisce un dividendo sulle azioni superiore al 5%». Visto che «l’Italia sul suo debito pubblico paga in media il 4% di interessi», è evidente che lo Stato «incasserebbe di più tenendosi azioni che danno più del 5% e continuando a pagare un debito al 4% invece di vendere azioni Eni per diminuire il debito». Tutto questo, peraltro, è poca cosa rispetto alla posta in gioco: «Uscire dalla crisi attuale necessita tra le altre cose di un piano industriale, energetico, occupazionale, una riconversione ecologica dell’economia». Quindi, è mai possibile che «per il governo l’unica “politica” industriale consista non solo nel non dare alcun indirizzo in economia ma addirittura nel vendere – o  svendere – le proprie principali partecipazioni a soggetti interessati unicamente alla massimizzazione del proprio ritorno finanziario?».

Renzi,i Comitatini e l'Economia Fossile

di Redazione Basilicata24

Renzi dal corriere della sera parla di "comitatini" che bloccano le ricerche minerarie in Basilicata e in Sicilia e che lui si vergona di andare in Europa a parlare di energia quando non è in grado di sfruttare le  risorse minerarie italiane. Per fortuna  l’Italia  è ancora una democrazia e il premier  Renzi  dimentica che la nascita dei cosiddetti “comitatini” è l’espressione del popolo per sopperire a un fallimento istituzionale della politica  .In quanto dovrebbero essere i parlamentari e le istituzioni  e non “i cittadini  costituiti in comitati “ a difendere le economie locali , l’acqua ( quale vera risorsa strategica nazionale), l’ambiente e la  salute dei cittadini  da scelte di economia fossile che non hanno futuro per lo sviluppo delle economie meridionali, qual è la ricerca mineraria di petrolio e gas. Il fossile degli appennini e dei mari meridionali è poco, di bassa qualità, a termine,  impattante come processo  estrattivo e genera danni agli ecosistemi che invece  creano economie sostenibili e rinnovabili.  Nella terra di Pitagora anche noi possiamo dare a Renzi  i numeri  reali sullo sviluppo  e contraddire quelli che invece fanno parte di uno sfruttamento a termine del territorio. 

domenica 13 luglio 2014

La precarietà crea occupazione: falso!

La disoccupazione giovanile in Italia è in costante aumento e riguarda principalmente individui con elevato titolo di studio. Si cerca di ridurla introducendo ulteriori misure di precarizzazione del lavoro, che, come ampiamente documentato, non solo non accrescono l'occupazione, ma spesso la riducono. In più, il blocco del turnover nelle Università non ha altri effetti se non mantenere elevata la disoccupazione intellettuale, in una spirale viziosa che incide negativamente sulla domanda interna e sulla produttività, e che frena la crescita.

di Guglielmo Forges Davanzati

L’ultimo Rapporto Eurostat segnala che l’Italia, con Cipro e Olanda, è il Paese nel quale – nel corso dell’ultimo anno – è maggiormente aumentato il tasso di disoccupazione, di quasi un punto percentuale. Il Rapporto certifica anche che, a fronte del fatto che nell’Eurozona il tasso di disoccupazione giovanile è del 23.7%, in Italia è pari a circa il 43%, ed è in costante aumento. 

L’opinione dominante non fa altro che riproporre la tesi secondo la quale il fenomeno è imputabile all’eccessiva rigidità del mercato del lavoro e, in particolare, alle eccessive protezioni di cui godono gli occupati (qui il riferimento è, in particolare, all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori). La principale proposta in campo riguarda l’istituzione di un contratto di lavoro unico a tutele crescenti, ovvero un contratto che lasci libere le imprese di licenziare senza costi nei primi anni, per poi imporre loro, nel caso licenzino, il pagamento di un’indennità crescente al crescere dell’anzianità di servizio. 

Il secolo del lavoro inutile

di David Graeber
Se qualcuno avesse progettato un sistema del lavoro fatto su misura per salvaguardare il potere del capitale, non avrebbe potuto riuscirci meglio. I lavoratori veri, quelli produttivi, vengono spremuti e sfruttati implacabilmente. Gli altri si dividono tra un atterrito strato di disoccupati, disprezzato da tutti, e un più ampio strato di persone che in pratica vengono pagate per non fare nulla, e che ricoprono incarichi progettati per farle identificare con i punti di vista e le sensibilità della classe dirigente (manager, amministratori eccetera) - in particolare con le loro personificazioni economiche - ma che al tempo stesso covano un segreto rancore nei confronti di chiunque faccia un lavoro provvisto di un chiaro e innegabile valore sociale. (dg)

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Nel 1930, John Maynard Keynes prevedeva che entro la fine del secolo la tecnologia sarebbe progredita abbastanza da permettere a paesi come il Regno Unito o gli Stati Uniti di approdare allasettimana lavorativa di quindici ore. Aveva ragione: in termini di tecnologia, saremmo perfettamente in grado di riuscirci. Eppure non è ancora successo. Anzi, semmai la tecnologia è stata arruolata per inventare nuovi modi di farci lavorare tutti di più. A tale scopo sono stati creati lavori che sono di fatto inutili. Enormi schiere di persone, soprattutto in Europa e Nordamerica, trascorrono tutta la loro vita professionale eseguendo compiti che segretamente ritengono inutili.

sabato 12 luglio 2014

Il Movimento deve andare " Oltre "

di Vincenzo Cirigliano

Da ammirare l'impegno e la dedizione con cui i Parlamentari 5 Stelle seguono l'iter dei provvedimenti Parlamentari, li studiano , cercano di individuarne le inesattezze, lottano per modificarli , subiscono ingiuste sospensioni.  Il Movimento 5 Stelle deve capire però una cosa, essenziale, del panorama politico attuale. La maggioranza delle grandi coalizioni reggerà per molto tempo perchè Renzi rappresenta per la vecchia casta politica il muro a cui rimanere aggrappati per rimanere a galla e mantenere i privilegi rubati in anni ed anni di politica affaristica e clientelare. Questa maggioranza trasversale si coalizzerà sempre, su ogni provvedimento, pur di fare gli interessi della vecchia politica e di chi gira intorno a questo Sistema. Passeranno leggi vergogna in  tutti i settori, specie quelli strategici che toccano da vicino la casta politica, in primis giustizia e modifiche costituzionali soprattutto in tema di elezioni, estremamente importanti per garantirsi la rielezione e l'Impunità. L'opposizione, che per la prima volta dopo anni di assenza, ha dimostrato di essere ben presente e forte, sarà sempre più messa all'angolo e boicottata, così come già abbiamo avuto occasione di vedere sia nel Parlamento Italiano e sia in Europa dove al M5S è stato addirittura negata la presidenza di Commissione che gli spettava di diritto secondo il principio dettato dal metodo d'Hondt. E' la politica del malaffare, delle lobby finanziarie, del potere Finanziario che esce sfacciatamente allo scoperto, senza nè paura e nè vergogna e detta le sue leggi, mentre un sistema informativo drogato e compiacente si occupa parallelamente di ciò che il popolo, disattento e disinteressato oltre che poco avvezzo agli approfondimenti, deve sapere o non deve sapere.