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sabato 29 dicembre 2018

Quale futuro per il lavoro?

di A. Rosanna

L’automazione, le piattaforme digitali e altre innovazioni stanno cambiando l’economia mondiale e determinando un cambiamento senza precedenti nel lavoro.

Oltre a questo c’è una crescente polarizzazione delle opportunità sul mercato, tra lavori alti e lavori poco qualificati. In pratica o si trovano lavori si alto livello ben pagati o lavori provvisori e poco pagati, che di solito non necessitano di “un saper fare”.

Ecco cosa sta per accadere: lo sviluppo dell’automazione, reso possibile da tecnologie come la robotica e l’intelligenza artificiale, offre la promessa di maggiore produttività, maggiore efficienza, sicurezza e praticità.


Ma c’è anche una parte negativa. Che impatto avranno sui posti di lavoro, sulle competenze necessarie, sugli stipendi e sulla natura stessa del lavoro? Già molte attività oggi possono essere automatizzate.



sabato 15 dicembre 2018

...e con il Neoliberismo DISTRUGGE la Produttività

di Fabio Lugano

Uno dei leit motif neoliberisti, di quelli che si sentono nei talk show in TV e nei cattivi programmi radiofonici è quello della “Produttività”, qualità che viene decantata un po’ come si dice ai bambini di essere buoni per Natale. “Su sii produttivo, se no vengono Monti e la Troika e ti portano via” è l’augurio del nuovo millennio.
Eppure la produttività non è una qualità personale, o meglio lo è solo in minima parte. Vi invito a valutare lo schema posto in basso che cerca di spiegare quali siano le connessioni fra gli elementi base dei neoliberismo, come attualmente concepito, la produttività del lavoro.





Se consideriamo il concetto attuale di neolibersmo, corrispondente alla finanziarizzazione progressiva dell’economia, con la messa in secondo piano dei processi di carattere produttivo a vantaggio di una gestione quasi esclusivamente finanziaria del ciclo economico questo viene a basarsi su quattro colonne portati:





lunedì 5 novembre 2018

Un pò di chiarezza su Pensioni e Riforma Fornero

di Pietro De Sarlo

Egregio Professor Francesco Giavazzi,

ho letto con qualche perplessità le sue preoccupazioni sulla parziale cancellazione della riforma c.d. Fornero perché violerebbe il principio di correlazione tra contributi versati e pensioni percepite.

Mi spiace che ancora una volta esponenti del pensiero liberale classico, oltre a ignorare il fondamentale principio della sostenibilità sociale delle manovre economiche, facciano una rappresentazione parziale della realtà.

Non c’è cosa più complicata sotto il profilo economico, giuridico e sociale di un sistema pensionistico per il semplice fatto che il rapporto tra il cittadino e lo Stato sulle pensioni dura 65 anni: 45 di accumulo e venti di fruizione.




Questo implica un grande rapporto di fiducia da parte del cittadino nello Stato e il dovere da parte dello Stato di consentire alle persone di avere tempo di correlare i propri comportamenti di risparmio ai propri obiettivi di reddito pensionistico.



giovedì 9 agosto 2018

Il depistaggio sui caporali e l’impunità degli imprenditori schiavisti

di GIORGIO CREMASCHI

Dopo la strage di sedici di loro, domani 8 agosto i braccianti scioperano con la USB e manifestano dal ghetto di Rignano a Foggia.
Per una terribile coincidenza di date, domani è anche l’anniversario della strage di Marcinelle, in Belgio. L’8 agosto 1956 136 migranti italiani morirono assieme a tanti altri minatori belgi e di tutta Europa, nell’incendio di una miniera. Fu contemporaneamente una tragedia del lavoro e della emigrazione, a cui tanti italiani erano costretti dalle spaventose condizioni di miseria e disoccupazione del nostro paese.






Oggi un pezzo di Marcinelle è a Foggia, mentre centinaia di migliaia di giovani hanno ripreso ad emigrare dal Mezzogiorno dove dilagano povertà e disoccupazione.

martedì 31 luglio 2018

Il Decreto Dignità va nella giusta Direzione

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI

Stefano Fassina è persona intelligente e preparata, uno dei pochi di provenienza Pd – oggi Leu – che in tempi non sospetti ha ammesso e denunciato le gravi distorsioni che la moneta unica crea al mondo del lavoro, ma questa volta, a nostro avviso, ha sbagliato. Ci riferiamo ad una riflessione apparsa il 28 luglio sull’Huffington Post nella quale il deputato LeU critica aspramente le modifiche che la maggioranza parlamentare si appresta ad approvare al Decreto dignità nel percorso di conversione in legge del decreto stesso.




Fassina evidenzia anzitutto la mancata reintroduzione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

domenica 22 luglio 2018

Tridico: “Più disoccupazione con il decreto Dignità? Falso”

Per l’economista, nonché consigliere esperto di Di Maio, questo provvedimento va in direzione opposta rispetto al passato: “Non esiste alcuno studio serio in Europa da cui si evince che il tasso di rigidità del mercato del lavoro sia causa di maggiore disoccupazione. Anzi, è l’esatto contrario. I risultati dimostrano che laddove i Paesi hanno ceduto meno al dogma della flessibilità, si palesano migliori guadagni di produttività del lavoro”. E poi si dice convinto che, reinserendo le causali, oltre a contrastare la precarietà, l’imprenditore sarà orientato a rivalutare il contratto a tempo indeterminato: “Ciò permetterà una spirale occupazionale positiva”. 

intervista a Pasquale Tridico di Giacomo Russo Spena


“L’occupazione non si crea con le norme ma dipende dalla domanda aggregata e dagli investimenti. Con questo provvedimento, però, si ridà dignità al lavoro e non è poca cosa”.




Pasquale Tridico, professore di Economia del Lavoro all’Università di Roma Tre e consigliere esperto del ministro Luigi Di Maio, si dice molto soddisfatto dal decreto uscito da Palazzo Chigi: “È un ottimo testo che pone l’Italia in linea con le direttive europee”. Le polemiche con il M5S sono acqua passata.

venerdì 13 luglio 2018

Recuperiamo la Valenza Sociale del Lavoro

di Adriano Tilgher

Per il liberismo il lavoro è soltanto un costo di produzione e, per le leggi di mercato, i costi vanno tagliati. In tale mostruosa concezione dei rapporti umani la fa da padrone il profitto economico individuale, senza tenere in alcuna considerazione il profitto sociale: ovvero tutta l’utilità che deriva per la comunità da un corretto rapporto sociale.
Si deve restituire al lavoro tutta la sua valenza sociale perché nel lavoro c’è la dignità di un uomo, la crescita delle famiglie, lo sviluppo della comunità, l’affermazione della Nazione come momento storico, politico e culturale.




Quando si parla di correggere il rapporto tra politica ed economia, si vuole solo indicare che l’uomo non può essere valutato solo per quello che possiede in termini materiali; l’uomo deve essere considerato per le sue qualità etiche e comportamentali, per il suo modo di porsi rispetto agli altri, ma soprattutto per il suo senso di responsabilità verso la comunità.

domenica 8 luglio 2018

Potrebbe non soddisfare le Attese

di Vincenzo Cirigliano

E' stato presentato come la Waterloo del Jobsact, ma se in sede di discussione Parlamentare il "Decreto Dignità" non viene abbondantemente cambiato ed emendato, rischia di diventare un provvedimento "limitato" che non sortirà alcun effetto tangibile nella vita dei cittadini ed in particolare dei Lavoratori. Il Decreto cerca di affrontare il tema della precarietà usando però armi oggettivamente depotenziate che alla fine rischiano di perpetuare e giustificare ciò che nelle intenzioni si voleva cambiare.



Si, perchè nella sostanza portare il risarcimento, in caso di ingiusto licenziamento, da 24 a 36 mensilità, ammesso che il Giudice in fase procedurale voglia ricorrere al massimo previsto in termini di indennizzo, non sarà un deterrente per evitare i licenziamenti, ma rischia di tramutarsi nel riconoscimento dei principi insani di quel jobs Act tanto demonizzato. La santificazione di fatto del licenziamento anche senza giusta causa, seppur con parametri leggermente diversi.

mercoledì 4 luglio 2018

E se lo dice anche l’Economist…

Il settimanale economico prende spunto da una riunione dei rappresentanti delle banche centrali, tenutosi recentemente a Sintra, in Portogallo, per rendere pubblica la “preoccupazione” che i salari dei lavoratori in Europa siano diventati troppo bassi

di Stefano Porcari

Che l’invocazione contro i salari troppo bassi appaia sulla Bibbia del liberismo come L’Economist non può che destare stupore.
Il settimanale economico prende spunto da una riunione dei rappresentanti delle banche centrali, tenutosi recentemente a Sintra, in Portogallo, per rendere pubblica la “preoccupazione” che i salari dei lavoratori in Europa siano diventati troppo bassi.



Secondo l’Economist, nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito il salario reale (al netto degli aumenti dei prezzi) è cresciuto in media dell’1% all’anno, dal 2000 a oggi – e nella fascia dei salari più bassi l’incremento è stato ancor più contenuto.

martedì 3 luglio 2018

Decreto Dignità: quanto di più a sinistra si sia visto da decenni in Italia

di MARCO TRAVAGLIO

In attesa di studiare nel dettaglio il primo decreto del governo Conte, battezzato “Dignità” dal vicepremier Di Maio e varato ieri dal Consiglio dei ministri, abbiamo già la netta sensazione che contenga qualcosa di buono.
Infatti, prim’ancora di vedere la luce, ha già registrato l’ostilità, nell’ordine, di: Confindustria cioè Pd renziano e calendiano, Mediaset cioè Forza Italia, aziende schiaviste che sfruttano i rider, lobby biscazziera e Giornale Unico Rosicante. Quando hai contro tanta bella gente, sorge il sospetto che tu abbia ragione.



Se poi ti vengono addosso anche Giuliano Cazzola, che addita al pubblico ludibrio le pericolose analogie fra alcuni passi del decreto e alcune proposte della Fiom-Cgil (manco fosse Cosa Nostra), e il Giornale di Sallusti, che scova con raccapriccio fra i consiglieri di Di Maio economisti di sinistra come Alleva e Tridico (manco fossero Riina e Provenzano), il sospetto diventa certezza.

giovedì 19 aprile 2018

ITALIA: UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA STRAGE SUL LAVORO

Di lavoro si continua a morire ma il sindacato non va oltre le generiche dichiarazioni sulla sicurezza. Poi la vita continua. Anzi, continua la morte

di Checchino Antonini

Uno stillicidio di omicidi bianchi difficile da raccontare. Giuseppe Greco, un 51enne di Isola Capo Rizzuto, e Kiriac Dragos Petru, un romeno di 35 anni, residente a Rocca di Neto, sono rimasti uccisi dal crollo di un vecchio muro di contenimento in un cantiere a Crotone, in viale Magna Grecia, il lungomare che porta alla zona archeologica di Capo Colonna. Gravissimo un terzo collega. Sono morti il giorno di Pasqua per l’esplosione di un’autoclave in un serbatoio, Giuseppe Legnani di Casirate d’Adda e Giambattista Gatti di Treviglio, due figli a testa, operai della Ecb Company di Treviglio, nel Bergamasco.





Erano arrivati in azienda dopo l’allarme lanciato da alcuni cittadini che avevano sentito un cattivo odore. Per alcune ore, dopo l’esplosione, l’accesso all’interno dell’azienda è stato interdetto per la cospicua presenza di anidride carbonica. Ecb, dal 1966, si occupa della lavorazione di sottoprodotti della macellazione avicola per la produzione di alimenti per animali da compagnia e lo scorso anno è stata acquisita dal gruppo tedesco Saria.

giovedì 5 aprile 2018

Generazione Jobs Act

di Domenico Tambasco

Siamo stati fregati, ridotti ad una generazione perduta[1].

E’ la generazione dei trenta-quarantenni, quella nata a cavallo tra la fine dei “trent’anni gloriosi” e l’edonismo anni ’80 degli “yuppies” e della “Milano da bere”, diventata adulta tra i “Fiscal Compact” ed il “Jobs Act” del nuovo millennio.

Una generazione disadattata perché, nel salto da un millennio all’altro, ha visto totalmente cambiati il linguaggio e le prospettive di vita.




Dal posto fisso ai lavoretti, dalla retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto alle rate dei finanziamenti necessari ad integrare una “paga da fame”, dal sogno della “mobilità sociale” all’immobilismo borbonico.

martedì 3 aprile 2018

Una Strage Silente

di Giorgio Cremaschi

Un'altra esplosione in posto di lavoro, questa volta a Livorno, uccide due operai e minaccia la città. Quante volte è già successo dall'inizio dell'anno, quante volte abbiamo visto erompere fuoco, fiamme e veleni da depositi, fabbriche, magazzini? Solo la più stupida e colpevole delle malafedi può ancora respingere il collegamento che trasforma tutti questi delitti in una unica strage. Una strage che dall'inizio dell' anno ha gia visto centinaia di lavoratori massacrati. Una strage che sempre di più si avvicina ai quartieri dove si vive, indifesi come le vie attorno alla stazione di Viareggio.





Non giriamoci intorno, le ragioni dei morti di Livorno come di tanti altri sono tre, non mille:

giovedì 15 marzo 2018

Tridico (M5S): solo lo Stato, se spende, salva l’Economia


Alla base del nostro declino economico non ci sono solo le politiche di austerità ma anche la precarizzazione del posto di lavoro. Lo afferma il professor Pasquale Tridico, economista dell’università Roma Tre, scelto da Luigi Di Maio come possibile ministro del lavoro. La stagione del lavoro flessibile, ricorda Tridico sul blog dei 5 Stelle, è iniziata con il pacchetto Treu del 1997 (governo Prodi) ed è proseguita ininterrottamente fino al Jobs Act renziano e alla riforma Poletti sui contratti a termine. «I salari sono più o meno stagnanti dall’accordo del luglio 1993», denuncia Tridico. «I risultati in termini di produttività e disoccupazione sono stati disastrosi, tranne una breve stagione di due-tre anni fino a prima della crisi del 2008-09, in cui l’occupazione (improduttiva) è aumentata». Il motivo è semplice, secondo il professore: «Se il lavoro flessibile costa poco, dato che il lavoratore perde diritti e quote-salari, l’impresa rinuncerà agli investimenti ad alto contenuto di capitale, all’innovazione e quindi anche alla formazione di lavoratori qualificati con più alti salari».



Di fatto, la flessibilità aziona la leva della competitività salariale piuttosto che quella dell’innovazione, rinunciando all’impiego di capitale umano costoso e qualificato. E questo indebolisce il sistema-Italia.

sabato 10 marzo 2018

Nasce oggi, Scandalosamente, il Sindacato Unico di REGIME

Questo accordo della vergogna, sottoscritto senza neanche un'assemblea nei luoghi di lavoro, è come la controriforma costituzionale di Renzi. E deve fare la stessa fine.


di Giorgio Cremaschi

L'accordo sul sistema contrattuale firmato con scene di giubilo comune tra i vertici di CgilCislUil e quelli di Confindustria è la peggiore politica di austerità fatta contratto. Esso conclude un percorso iniziato nel 2009 da un' intesa che la Cgil inizialmente non sottoscrisse, salvo poi cambiare idea successivamente. L'ultimo contratto dei metalmeccanici sottoscritto anche dalla Fiom - il peggiore della storia della categoria con zero aumenti salariali, la flessibilità a go go e i fondi sanitari- ha dato il via libera definitivo a quest'intesa. 



L'accordo programma la riduzione dei salari impedendo di chiedere aumenti nei contratti nazionali e legando rigidamente quelli aziendali ai massimi profitti dell'impresa.

venerdì 9 febbraio 2018

Il caso Acea dimostra che il M5S fa sul serio sull'Abolizione del Jobs Act


I sindacati e l'azienda partecipata dal Campidoglio firmano un contratto aziendale che prevede “per tutto il personale e per coloro che saranno assunti in futuro le tutele previste dall’articolo 18". Potranno essere reintegrati dal giudice in caso di licenziamento illegittimo

di Carlo Di Foggia

La rabbia è quella tipica che si mostra verso gli ingrati. Un colosso aderente a Confindustria ha deciso di ignorare una delle sue più riuscite creature: il Jobs act. E così ieri il vicepresidente degli industriali italiani, Maurizio Stirpe, ha tuonato contro Acea, la multiutility controllata dal Comune di Roma, minacciando di metterla alla porta.




La colpa è di aver siglato un contratto aziendale con i sindacati che di fatto deroga alle tre grandi novità introdotte alla riforma del lavoro varata dal governo Renzi: licenziamentoper giusta causa, demansionamento e controllo a distanza dei lavoratori. “Un accordo proditorio dei principi della correttezza e lealtà dei rapporti”, ha attaccato Stirpe. Insomma, un tradimento che “coglie di sorpresa” gli industriali, non informati dai vertici dell’azienda nominati ad aprile 2017 dalla giunta 5 Stelle.

lunedì 5 febbraio 2018

Il lavoro, sfruttato per legge!

di Luca Fantuzzi

Lo stracciarsi le vesti di giornalisti, sindacalisti e politici a seguito della notizia secondo cui Amazon avrebbe brevettato una specie di “braccialetto elettronico” per i propri lavoratori denota un grado di ipocrisia che si stenta a credere possibile.
Il PD e Liberi e Uguali (che, all’epoca, erano tutt’uno) hanno approvato il Jobs Act. Bene, il nuovo art. 4, c. 2, dello Statuto dei lavoratori, come modificato da Renzi e i suoi sodali, ha reso legali, indipendentemente da previ accordi con i lavoratori, i controlli attuati mediante “strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa”.




Non a caso Amazon ha prima ricordato che il “braccialetto elettronico” avrebbe, come fine primo, quello di evitare errori del lavoratore nella scelta dei pacchi da spedire, quindi ha concluso di volere “sempre rispettare le leggi”.

venerdì 19 gennaio 2018

In nome del dio profitto, quanti morti ancora nel mondo del lavoro?

“E mentre non si fa altro che chiedere riduzione del costo del lavoro, troppe volte quei risparmi già vengono fatti, ma scommettendo sulla vita dei lavoratori."

di Stefano Barbieri

Altri morti sul lavoro, stavolta nella produttivissima Milano, la cosiddetta “capitale economica” d’Italia.

Tre lavoratori morti intossicati, un altro in fin di vita. Sembrerebbe, dalle prime dichiarazioni, che i sistemi di sicurezza non abbiano funzionato a dovere, come sempre, come alla Thyssenkrupp, come a Pavullo nel modenese alcuni giorni or sono o a Nano in provincia di Agrigento pochi mesi fa.




Passa il tempo e non cambia niente, le morti bianche aumentano arrivando a più di mille all’anno, molte non fanno neanche più notizia.

sabato 6 gennaio 2018

È la guerra tra poveri Istituzionalizzata

Quando il lavoro c’è, ma si configura come il premio di un gioco televisivo: sei pronto a superare le prove che troverai lungo il tuo percorso?

di Gianmaria Vianova

Partiamo da questo presupposto: Santa Maradona può piacere o non piacere ma rimane una fonte cospicua di citazioni deliziose. Tipo: quale crede sia il suo maggior pregio? La sincerità. E il suo principale difetto? La sincerità. Qual è la sua massima aspirazione? La sincerità. È un giovanotto sveglio, vedo. E allora mi dica: qual è il reddito annuo della sua famiglia? La sincerità? Qui un giovane Stefano Accorsi interpreta Andrea, un laureato in Lettere alla disperata ricerca di un’occupazione. Non è che si faccia proprio voler bene dai selezionatori, diciamo.





Ogni volta che si ritrova a dover sostenere un colloquio rovina tutto, evadendo dalla rigida etichetta che quel contesto impone. Santa Maradona, in questi termini, è una commedia ribelle e anticonformista, potenziale cult un po’ dimenticato dal cinema italiano.

mercoledì 3 gennaio 2018

Lavoro, quello gratis, o quasi, già esiste

L'analisi del segretario della Nidil Cgil, Antonio Capezzuto: il sindacato non può far nulla, i lavoratori non denunciano i soprusi: troppa paura di perdere anche quel poco che hanno.

di Luciano Trapanese

Lavoro nero? Peggio: lavoro sotto ricatto. Un esempio? Eccolo, è quello di una ragazza diplomata della provincia di Salerno: «Da mesi lavoro come cucitrice. E' dura, non abbiamo pause. Nessuna tutela. La paga? Tre euro l'ora, quando va bene. Se qualcuna dice che è poco, il giorno dopo è licenziata. C'è chi si è rivolto al sindacato, ma poi non è stato fatto nulla. Chi si ribella non solo perde quel poco che ha, ma rischia di rimanere esclusa anche da questo misero mercato del lavoro».




E' una storia emblematica, non l'unica. Anzi. Sono tante, troppe. E non solo al Sud. In una bellissima inchiesta de Il Tirreno, si è scoperto che nella ricca Toscana la situazione è identica. A pagarne le conseguenze sono sempre loro, i giovani. Ma anche l'altra categoria debole, i cinquantenni che hanno perso il lavoro. Troppo vecchi per sperare in una nuova vera assunzione. Troppo giovani per ambire alla pensione.