Ultimi Post

mercoledì 28 febbraio 2018

Bollito misto

di Marco Travaglio

"Ci voleva Gavin Jones della Reuters per scalpellare lo spesso strato di cerone e stucco che tiene insieme quel che resta di B. e domandare ai cosiddetti giornalisti italiani se non si siano accorti che è completamente bollito: “Sembra in stato confusionale e nessuno ne parla. Non solo confonde euro e lire, ma dimentica quasi sempre i miliardi quando parla del Pil o del debito pubblico… Dice che, al governo, ha abolito 411 mila leggi. Non è un lapsus: è una cifra precisa. Un numero assurdo, senza alcun fondamento. È come se tutti facessero finta di non vederlo, come nella fiaba ‘I vestiti dell’imperatore’: nessuno dice che il monarca è nudo, solo un bambino”.



E poi B. “è trattato con straordinario rispetto. Quasi con reverenza. Quando è intervistato, non vengono mai citati la condanna, il conflitto d’interessi, i processi ancora in corso. Temi che la stampa estera ha enfatizzato molto. Qui non esistono.

martedì 27 febbraio 2018

"La cosa preoccupante è...che nessuno parli di quei rapporti.."

di Daniel Verdù

Il magistrato antimafia Nino Di Matteo, che indaga sulla trattativa tra lo Stato italiano e Cosa Nostra, lamenta la mancanza di impegno della politica nella lotta contro il crimine organizzato.

Nel corridoio, un gruppo di agenti della scorta trascorre il pomeriggio chiacchierando. Dietro la porta blindata, in un ufficio della Procura Antimafia di Roma, al quale si accede tramite un interfono, attende il magistrato più protetto di Italia. Nino Di Matteo (Palermo, 1961), il magistrato che ha investigato i vincoli tra lo Stato italiano e Cosa Nostra, è sotto protezione dal 1993.




Ma negli ultimi 5 anni, da quando la polizia intercettò delle conversazioni in carcere del capo di Cosa Nostra Totò Riina, le misure di sicurezza adottate nei suoi confronti sono al massimo livello. Il capo dei capi voleva vederlo morto. E aveva i suoi motivi.

lunedì 26 febbraio 2018

Berlusconi, la ''Vittima'' che pagava la Mafia

L’accordo con Cosa nostra sancito nella sentenza Dell’Utri

di Aaron Pettinari


"Scrivono che io sono mafioso? Un'accusa di questo genere è un'infamia. Io sono al contrario una vittima della mafia, lo siamo stati io, i miei figli e le mie aziende". Parola di Silvio Berlusconi.
Pregiudicato, condannato in via definitiva a quattro anni per frode fiscale, il Caimano è tornato protagonista in questi ultimi mesi e sempre più al centro dell’ennesima campagna elettorale, si difende da chi non fa altro che ricordare nient’altro che i fatti.



Dal palco di Milano, alla manifestazione di Forza Italia, punta anche il dito contro la stampa ed in particolare contro Il Fatto Quotidiano: “Il Falso quotidiano, o il Fatto, come si chiama, mi accusa in questi giorni di aver pagato per tanti anni la mafia. Vi rendete conto che infamia buttarmi addosso un’accusa di questo genere? Io sono stato al contrario una vittima della mafia”.

Lanciano lo "Spauracchio" del Fascismo perchè temono il ritorno dello STATO

di FEDERICO DEZZANI

La campagna elettorale che volge al termine è stata dominata dal tema della “minaccia fascista”, spauracchio agitato dalla sinistra liberal e dai suoi media di riferimento. C’è chi dice che il pericolo del fascismo sia stato resuscitato per soccorre una sinistra in profonda crisi, senza idee e destinata ad una storica sconfitta alle elezioni del 4 marzo: in realtà, è probabile che lo spauracchio fascista sia tornato per restare ed occupi la scena politica italiana ed europea anche nei prossimi anni. Demolito lo Stato a vantaggio dei poteri euro-atlantici, in economia come nella sicurezza, qualsiasi tentativo di restaurarlo sarà infatti bollato come “fascismo” dall’élite liberal.



Lo Stato è l’ultimo baluardo contro la globalizzazione e la dissoluzione delle nazioni nella società cosmopolita.

domenica 25 febbraio 2018

Facciamo Tesoro delle esperienze Latino Americane

In risposta al mantra ossessivo più Europa, più Europa, che sottende l’intensificarsi delle misure di austerità e perdita della residua sovranità mi sento di rispondere con forza: meno Europa più America Latina

di Fabrizio Verde



La narrazione dominante ci racconta di un’Europa in piena ripresa economica. La realtà invece mostra povertà, disagio sociale crescente e sfiducia nel futuro. Come conferma l’avanzata delle destra razziste e xenofobe a livello continentale. La conseguenza prevedibile delle ottuse politiche di austerità imposte ai popoli europei, da almeno un ventennio da conservatori e progressisti. 



Il liberismo selvaggio, oggi in Europa così come durante la cosiddetta ‘larga noche neoliberal’ in America Latina, ha sempre avuto gli stessi nefasti effetti. Provocando l’aumento di quello che in Italia è considerato lo spauracchio nazionale: il debito pubblico.

sabato 24 febbraio 2018

Con Gentiloni e Berlusconi sempre più servi e camerieri del "Lebensraum" Tedesco.

di Maurizio Blondet

Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia in deficit permanente; Germania in attivo perpetuo e crescente. I lavoratori italiani sono “meno produttivi” dei tedeschi? Lo sono nella misura in cui il sistema burocratico, fiscale e giudiziario pubblico non solo inefficiente, ma ostile alla cittadinanza – ossia i parassiti pubblici inadempienti – aggiunge una grossa palla al piede a quella che si impone la UE . Ma lo stesso discorso non vale per i francesi o gli spagnoli, che hanno una burocrazia migliore e patriottica.




Il “caso Embraco”, l’emigrazione dei posti di lavoro in Slovacchia, mette in luce il fattore determinante che contribuisce da tre decenni a spiegare il vantaggio competitivo tedesco: l’Est post-comunista.

venerdì 23 febbraio 2018

La politica nei Partiti di Governo «Terreno di Caccia» e Neo-Colonialismo da parte di Multinazionali e Lobby

«Non votare significa delegare a quei pochi, sempre meno, che decidono per gli altri. I quali, a loro volta, delegano il loro potere alle imprese. Stiamo trasformando la società in qualcosa in cui le imprese multinazionali ormai hanno capitali enormi, superiori ai Pil degli Stati: in alcuni casi possono comprarsi tutto il paese, incluso il presidente, e lo fanno». Paolo Margari, candidato 5 Stelle alla Camera nella sezione Europa, lancia l’allarme: «Tra gli italiani all’estero, l’astensionismo è alle stelle: pari al 70%. Uno su due non sa neppure che l’attuale premier si chiama Gentiloni».



Letteralmente, 7 italiani su 10, iscritti all’Aire, non esercitano il proprio diritto di voto. «Molti non sanno per chi votare e dicono: non voto nessuno, siete tutti uguali». Protesta, Magari: «Non è vero, non siamo tutti uguali».

Con Cassa Depositi e Prestiti, come Banca Pubblica, il M5S potrebbe mettere sul piatto tra gli 80 e i 90 Miliardi di Risparmi a favore dei Cittadini

di Vincenzo Cirigliano

Il Programma Banche del M5S prevede la Nascita di una Banca Pubblica d'Investimento che viene posta al centro del processo di rinascita di questo Paese, una Banca che in qualche modo riconsegnerebbe nelle mani dei cittadini il controllo sugli investimenti pubblici di Stato, in un certo senso svincolati da quelle che sono i lacci e lacciuoli che da anni ci vengono imposti dall'U.E. Una Banca che in maniera diversa, senza sganciarci dalla U.E, ci consentirebbe di riappropriarci di quella sovrànità, sia in ambito economico che finanziario, cruccio da anni ormai di tanti Movimenti e Gruppi Politici sovranisti che hanno da sempre animato il dibattito su questo tema. Chi di certo potrebbe assolvere a questo compito, essendo già operativa ed esistente sul territorio Nazionale, in tal senso è sicuramente Cassa Depositi e Prestiti, la cui struttura, analizzata a fondo, presenta delle caratteristiche ed uno stato di salute addirittura migliore della nostra vecchia e blasonata Banca d'Italia.



La Banca d'Italia oggi, infatti, si trova incastonata all'interno dell'impenetrabile sistema dell'Eurosistema che ha il suo fulcro centrale nella BCE e che risponde quindi alle norme internazionali che, oltretutto, prevedono incroci di partecipazioni alquanto intricati.

giovedì 22 febbraio 2018

Il Vessillo della Paura per tenere insieme un Esercito Obbediente ed Assoggettato

di Anna Lombroso

Con paterna comprensione e benevola indulgenza autorevoli esponenti del governo impegnati nella campagna elettorale – la prima che ha individuato nel populismo il nemico pubblico n.1 – hanno deciso di usare le stesse armi dei diversamente antagonisti coi quali sono pronti a stringere i patti più scellerato, prestando la loro voce a quelli che pensano essere i moti dell’anima o meglio della pancia degli italiani, e dunque alla paura, il male di un secolo già troppo lungo. Mostrando così di dismettere insieme ad ogni legame ideale con la “sinistra” anche i suoi caratteri, a cominciare da quella spocchia dettata da un’antica pretesa di superiorità che derubricava a ignava e irrazionale inciviltà le reazioni di fronte a rom e immigrato dei marginali delle periferie, gli unici peraltro che i profughi li vedono e frequentano a differenza di chi sta ai Parioli o a Via del Vivaio, diventati bacini elettorali del Pd, che richiamava a dovere cristiano e imperativo morale un’accoglienza ridotta a dovere e monopolio esclusivo dei poveracci come di Ostia e non certo di Capalbio, che irride la preoccupazione per la concorrenza sleale, che non riguarda, è vero, chi aspirerebbe a raccogliere pomodori e frutta a Rosarno, ma invece costi e spese occidentali a fronte di salari orientali, come è naturale che pensino quelli che ritengono Clinton meglio di Trump in quanto donna e più moderna e composta anche nelle malefatte, o che sono convinti che la Brexit sia un gesto di irragionevole e insana perversione sciovinista.





E infine che lo scontento sia una colpa da castigare quando affligge – meritatamente – ceti inferiori che hanno ricevuto troppo e dunque condannati geneticamente al sacrificio e alla privazione, mentre sarebbe una elegante patologia da sanare con sedute psicoanalitiche se colpisce i toccati dal privilegio e dal blasone, come certe malattie dinastiche di monarchi troppo sensibili.

mercoledì 21 febbraio 2018

"LICENZIATI", QUESTO PRODUCE L'OBIETTIVO “PIU’ EUROPA”

di Maurizio Blondet

I 500 licenziati della Embraco: che dolore, che sorpresa. Calenda si infuria in favore di telecamere: “Gentaglia!” (i padroni brasiliani), si precipita “a Bruxelles”, lui “non molla”, lui “chiede la verifica antitrust” contro la Slovacchia. “La UE intervenga”. Si muovono i sindacati, state sicuri; si muove il ministro Delrio che ha a cuore tutti gli immigrati, e quindi anche voi. Massimo Gramellini ha sparso le sue avare lacrime su di voi. Tutti i media sono dalla vostra parte. Per un giorno o due. Perché secondo i patti dovevano gettarvi sul lastrico “dopo” il 4 marzo, non prima.





Perché è ora che lo comprendiate, voi che “non vi occupate di politica”, che siete “a favore della UE”, che avete paura che chissà cosa succederà “se usciamo dall’euro” : siete i licenziati dalla politica europea, e dell’europeismo del governo PD.