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mercoledì 20 maggio 2015

Gli italiani ridotti in mutande ancora sperano

DI ALCESTE
Questi maledetti italiani!
Questi ancora sperano!
La speranza, va da sé, è l’ultima a morire e non l’ammazzi mai; li dovranno prima spolpare ben bene gli italioti, con raziocinio criminale, e calma da usurai; li dovranno espropriare di tutti i mezzanini, i villini, le seconde case, le catapecchie che i loro padri e madri, i nonni e i bisnonni, hanno tirato su nell’ultimo secolo, un mattone alla volta, una bestemmia alla volta, intrallazzando con muratori ragionieri geometri mazzettieri vari, prima che si decidano ad ammazzarla qualsiasi speranza e finalmente dire: “Ahi!”.





martedì 19 maggio 2015

Il Fmi ha fallito: lascia il capoeconomista. Non basta: va abolito!

di Claudio Messora

La spesa pubblica? Non è per forza un male: gli investimenti pubblici finanziati a debito creano lavoro. L’austerity? Ha distrutto il Pil greco e basta. Il mercato del lavoro? Liberalizzarlo non spinge l’economia. Fantastico! Chi le ha dette queste cose? Un pericoloso complottista anti euro, nemico delle troike e mangia Merkel? No, le ha dette il Fondo Monetario Internazionale, mentre si rendeva conto che “i programmi di austerità promossi durante gli anni di crisi hanno causato più danni di quanto previsto“. E ora Olivier Blanchard, il capoeconomista del FMI, lascia: “Ho dovuto pensare a troppi problemi, senza avere il tempo di rifletterci a fondo“, ha spiegato.

Cioè.. hanno buttato giù un governo, ci hanno commissariati mandando una legione di vampiri assassini che hanno creato stormi di zombie senza lavoro e senza pensione distruggendo la domanda interna, non siamo più riusciti ad eleggerci un presidente del Consiglio che sia uno, abbiamo perso il lavoro, siamo ancora in recessione (se togliamo i mercati illegali di prostituzione e droga, quel + 0,5% di crescita prevista sapete dove ce lo possiamo mettere?), hanno tolto le medicine, il riscaldamento, la casa ai greci, che ancora oggi rischiano il default, e.. NON AVEVANO AVUTO IL TEMPO DI RIFLETTERCI A FONDO?

Ecco la rapina di Renzi- Padoan ai Pensionati che si vuol far passare per " Bonus "



da contropiano.org.

E' forse l'argomento su cui la menzogna viene spesa con più disinvoltura. Sia dall'impagabile preudo-premier di Pontassieve, che da parte della "stampa specializzata" in questioni economico-finanziarie. E' un gioco facile, perché la materia è davvero complessa, e ben pochi riescono a districarsi nella gran molte di dati e leggi. 
Renzi ha voluto provare, sul tema, a sfidare il buon senso di tutti gli italiani, a cominciare dai giornalisti. In una dei diecimila comizietti volanti con cui occupa tutti i media tutti i giorni (il mistero è dove trovi il tempo di governare, ossia leggere dossier e farsi un'idea informata di quel che il governo decide; probabilmente non lo fa, e il governo evro è esercitato da altri) è riuscito a infilare una perla davvero notevole: "Nessun pensionato perderà un centesimo. Ma ora scriveremo una nuova norma che metterà il tasca il primo agosto 500 euro a 4 milioni di pensionati".
Il riferimento è al'ormai nota sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il blocco dell'indicizzazione alle pensioni superiori a tre volte il minimo ( 1.486  euro lordi, circa 1.200 euro netti al mese). Sulla stampa nazionale, e anche su questo giornale, si era provato a fare due conti, arrivando a quantificare in cifre piuttosto consistenti il rimborso dovuto relativamente agli anni 2012, 2013 e 2014, con un effetto "trascinamento" sulla consistenza attuale degli assegni pensionistici. Come minimo, da 2.000 euro in su. Ora, anche un asino in aritmetica elementare dovrebbe capire che se il governo restituisce 500 euro una tantum -invece di (almeno) 2.000, e senza neanche contare l'aumento derivante dal recupero dell'indicizzazione, tu stai togliendo (almeno) 1.500 euro a ognuno di quei quattro milioni di pensionati. Molto più di un centesimo, no?

lunedì 18 maggio 2015

'Perché restare in trincea.' - Giulietto Chiesa intervista Nino di Matteo

Un'esclusiva Pandora TV.


Giunto a Roma per presentare il suo libro "Collusi", il PM titolare del processo sulla "Trattativa", Nino di Matteo, si è confrontato con Giulietto Chiesa sull'importanza di un'informazione corretta intorno ai processi in corso, sulle strategie che potrebbero spezzare i rapporti tra potere e criminalità, sul ruolo della corruzione e sulla necessità di ricostruire un'etica pubblica che vada oltre le sentenze.

domenica 17 maggio 2015

LA GUERRA LAMPO DEI FRATELLI RENZI

DI MARCO TRAVAGLIO
ilfattoquotidiano.it

Nessuno ha il coraggio di dire “guerra”: ma è questo che stiamo per fare in Libia. L’ennesima guerra. Difficile camuffarla da “missione umanitaria”, o da “esportazione della democrazia”, o da “soccorso dei civili” – le supercazzole escogitate per le guerre degli ultimi vent’anni, tutte con esiti catastrofici. Quindi se ne sta cercando un’altra sufficientemente ambigua, per nascondere l’orrore e fregare la gente dei paesi coinvolti. O meglio, dell’unico paese che ha già fatto sapere con certezza che parteciperà: l’Italia. Quanto agli altri, si parla di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Malta (mai più senza), ma è tutto da vedere.


sabato 16 maggio 2015

Siamo oltre il Colpo di Stato


Di Claudio Messora
Cari eurotomani e sfintere-oppressi, mi rivolgo a quel che resta del vostro fegato. Lo so che non avete tempo di leggere. E allora vi racconto quello che è successo nell’ultima settimana di Byoblu.
Comincio col farvi vedere un simpatico vecchino. Uno talmente democratico che quando ci sono le elezioni si barrica in casa con una collana di aglio intorno al collo e si nasconde in una bara con dentro la terra raccolta a Cernobbio all’ultimo Forum Ambrosetti (che se per caso una scheda elettorale o un santino lo colpiscono, gli vengono le stigmate). Lui non è un non morto, no: lui è un eterno non–eletto: lo puoi votare solo piantandogli nel cuore una matita copiativa! Lo avrete capito, sto parlando di Mario Monti.
Hanno recuperato alcune sue esternazioni che al confronto Pol Pot era un sincero democratico: “le istituzioni europee hanno accettato l’onere dell’impopolarità, essendo al riparo dal processo elettorale“. E ancora, parlando del divorzio tra la politica e la Banca d’Italia, “ci sono valori che saranno meglio tutelati, se affidati a qualcuno che può permetterselo trovandosi al riparo dal processo elettorale“.

venerdì 15 maggio 2015

Si continua a pensare che i voti non puzzino. E invece il tanfo si sente. Eccome!

di Angelo Cannatà

“Il vero volto della mafia l’ho intravisto per la prima volta una mattina di vent’anni fa. Ero un giovanissimo magistrato della procura di Caltanissetta…”. Comincia così il racconto del pubblico ministero Nino Di Matteo, raccolto dal giornalista Salvo Palazzolo (Collusi, Rizzoli). Un testo lucido e toccante come sanno essere i racconti quando hanno il sapore della verità: il magistrato ricorda l’incontro decisivo col collaboratore di giustizia Cancemi: “Dottore, lo sa cosa mi ripeteva Riina? ‘Senza i rapporti con il potere, Cosa nostra sarebbe solo una banda di sciacalli’. Se non lo capite, non potrete mai contrastarla” (p.20). Parole decisive. Ho scoperto in quella occasione – dice Di Matteo – “il vero volto della mafia”: la sua potenza sta nel legame con la politica. 

La ricostruzione del libro è precisa. Su Totò Riina: la verità è che anche la trattativa con gli uomini dello stato – di cui parlò la prima volta Brusca (1996) – gli sta stretta: “Io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me.” Le esternazioni del boss hanno un obiettivo: “ribadire il ruolo che ha svolto negli ultimi trent’anni e allontanare l’idea che sia stato un pupo nelle mani di forze occulte annidate dentro lo Stato” (p. 8).

Temi delicati, sui quali in Italia si è creato un clima ostile. Lo affermano Claudio Fava e Don Luigi Ciotti, in via Ripetta, a Roma – il 12 maggio – alla presentazione del libro. C’è come un isolamento dei magistrati che si occupano del legame mafia-politica (“Ancora questa trattativa!...”). Ne è consapevole Di Matteo: “subito dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio sembrava iniziata una vera e propria rivolta contro la mafia, a tutti i livelli”. Ora c’è un riflusso “una sorta di stanchezza e di fastidio nei confronti di quelle indagini che miravano a scoprire in che modo la mafia sia ancora ben presente dentro le stanze del potere.” E’ l’amarezza più grande. (pp. 23-24). 

giovedì 14 maggio 2015

Vedono la ripresa che non c'è

FONTE: SENZASOSTE.IT

Chi ha una qualche dimestichezza con la storia della collettivizzazione forzata dei kulaki nell’URSS sa che le statistiche su tale processo erano immancabilmente vere. Per cui corrispondeva a verità la statitistica ufficiale che parlava di passaggio, nella presenza di fattorie collettive nell’URSS, dal 3,9 per cento del 1929 ad oltre il 64 per cento in soli 5 anni. Insistere su queste statistiche significava evidenziare il successo del processo di collettivizzazione forzata. Il problema è che, nello stesso periodo, la produzione di grano calò vertiginosamente (es. 13 milioni di tonnellate del 1932, anche a causa della terribile carestia in Ucraina). Allo stesso tempo, se vediamo le statistiche sulla fioritura delle comuni popolari agricole in Cina, secondo il modello economico del grande balzo in avanti di Mao, ci accorgiamo come in un solo anno nel nascano decine di migliaia. Anche questo corrisponde a verità, solo che il triennio 1959-62 è quello, citando le stesse cifre riconosciute dalle autorità cinesi, dove la carestia produrrà una quindicina di milioni di morti. Anche lì all’epoca l’insistenza sui numero dello sviluppo delle comuni popolari, nella retorica di propaganda, è servita per coprire il reale disastro economico ed umano della Cina popolare dell’epoca.

mercoledì 13 maggio 2015

All'Assemblea degli Azionisti ENI prende la parola Grillo

INTERVENTO DI BEPPE GRILLO ALL'ASSEMBLEA ENI
"Sono qui per parlare di quello che nessuno può più negare: Eni da molti anni ha dato vita ad un sistema corruttivo di portata internazionale. Questa attività criminosa si regge su tre gambe.
La prima gamba, la corruzione. 
E’ l'attività corruttiva vera e propria. È naturale quindi ricordare le inchieste. Il sistema di corruzione internazionale messo in piedi da Eni fuori dai confini italiani, e in particolare nel continente africano, è ormai sotto gli occhi di tutti, anche dei magistrati. Eni è accusata sia per le tangenti versate in Algeria al fine di aggiudicarsi la costruzione di alcuni gasdotti (e qui si parla di 200 milioni di tangenti per un controvalore dei contratti di 8 miliardi), sia per quelle versate in Nigeria per la concessione decennale nell'esplorazione petrolifera al largo delle coste nigeriane (e i pm parlano di altri 215 milioni di tangenti, per un controvalore della concessione di 1,9 miliardi). Un sistema di corruzione che si alimenta attraverso la connivenza di gran parte dei quadri aziendali, come dimostra. Tra ricatti incrociati (la minaccia al posto di lavoro) e lo strapotere dei manager sui dipendenti si è mantenuto in piedi per anni un sistema colluso radicato profondamente nell'azienda, completamente opaco nei confronti dei cittadini, nonostante Saipem, almeno sulla carta, sia una partecipata di una società a controllo tuttora pubblico.
VIDEO L'intervento integrale di Beppe Grillo all'assemblea ENI

Gli Italiani Tacciono ... ma tutte le Riforme dal 2013 in poi sono senza legittimità Costituzionale

di Giuseppe Palma

Chi ha l’abitudine di leggermi sa benissimo che sono un serio riformatore. Non a parole, ma nei fatti. Già nell’aprile 2013, quindi in tempi “non sospetti”, pubblicai un pamphlet con il quale proposi – nel dettaglio – un mio progetto di riforma della Parte II della Costituzione, e, nel gennaio 2014, pubblicai anche un progetto di riforma della legge elettorale.
Bene. Fatta questa doverosa premessa, vi spiego sommariamente perché – da un punto di vista costituzionale e soprattutto democratico – questo Parlamento non ha alcuna legittimazione né a legiferare né a riformare la Costituzione:
Il Parlamento eletto a seguito di elezioni politiche del febbraio 2013 (XVIIa Legislatura) è stato eletto con una legge elettorale (Porcellum, Legge n. 270/2005) che la Consulta ha successivamente dichiarato incostituzionale (Sentenza n. 1/2014);
La predetta Sentenza della Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum nella parte in cui questo non prevedeva: a) la facoltà per l’elettore di esprimere preferenze per i candidati; b) una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe dovuto trovare applicazione il premio di maggioranza;
Ne consegue che la composizione parlamentare dell’attuale Legislatura è gravemente viziata proprio per effetto della Sentenza della Consulta, infatti tutti i parlamentari sono stati NOMINATI e NON ELETTI, e, parecchi di essi, hanno ottenuto seggi in Parlamento solo grazie ad un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale;
Alla luce di quanto sopra, le riforme sinora realizzate dall’attuale Legislatura (come ad esempio il Jobs Act e l’Italicum) e quelle a venire (ad esempio la revisione della Parte II della Costituzione) trovano concreta attuazione solo grazie ad un numero di voti provenienti da quei parlamentari “eletti” per effetto di un premio di maggioranza che la Consulta ha dichiarato incostituzionale;
Le elezioni politiche del febbraio 2013 diedero questo risultato: coalizione di centro-sinistra guidata da Pierluigi Bersani: 29,55% (all’interno della quale il PD ottenne il 25,42%); coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi: 29,18% (all’interno della quale il PDL ottenne il 21,57%); Movimento 5 Stelle guidato da Beppe Grillo 25,56%; coalizione di “centro” guidata da Mario Monti: 10,56%.