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giovedì 23 luglio 2015

I falsi tagli di Renzi smentiti dagli stessi documenti del Governo

LE BALLE DI RENZI SMENTITE DAGLI ATTI UFFICIALI DI PALAZZO CHIGI: COL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA GIÀ APPROVATO DAL GOVERNO È STATA DECISA UNA STANGATA DA 100 MILIARDI PER I PROSSIMI 5 ANNI, COME DENUNCIA UN COMUNICATO STAMPA DI UNIMPRESA.
“Con un po’ di stupore prendiamo atto della promessa di Renzi. Il presidente del consiglio parla di un taglio delle tasse da 45 miliardi di euro. Tuttavia, i numeri ufficiali dello stesso governo vanno nella direzione opposta. Col Documento di economia e finanza già approvato, è stato certificato l’aumento della pressione fiscale oltre il 44% e si va incontro a una stangata fiscale da oltre 100 miliardi. Ovviamente, saremmo lieti se si concretizzasse un clamoroso cambio di rotta e se le promesse diventassero realtà”.

Così il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, in relazione all’annuncio del premier Matteo Renzi circa un piano di riduzione del fisco da 45 miliardi nei prossimi tre anni.
Secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, dal 2015 al 2019 le entrate tributarie dello Stato cresceranno costantemente e arriveranno fino agli 881 miliardi del 2019. Complessivamente nel prossimo quinquennio i contribuenti italiani dovranno versare nelle casse pubbliche 104,1 miliardi in più rispetto allo scorso anno (+13%). Sulle imposte dirette e indirette – principalmente Irpef, Ires e Iva – ci sarà una stretta da quasi 80 miliardi. E la pressione fiscale salirà oltre il 44%. Il bilancio statale non sarà sforbiciato: le uscite cresceranno di quasi 38 miliardi (+4%) e sono stati sterilizzati gli investimenti pubblici, che resteranno stabili attorno ai 60 miliardi l’anno.

mercoledì 22 luglio 2015

Crocetta, chi ha fatto sparire la registrazione e perché

Cinque giorni di rivelazioni e smentite. Il caso Crocetta non inzia il 16 luglio ma a fine giugno quando uomini degli apparati dello stato fanno trapelare il contenuto di un'intercettazione tra il Governatore e il primario Tutino. Da quel momento scatta la macchina dello stato che non è stato, fatta di audio che spariscono e prove che non lo saranno mai.

da FanPage.it.

L'Italia è la Sicilia e la Sicilia è l'Italia. Dall'Unità d'Italia Palermo è stata legata a doppio filo alla capitale del paese, qualunque questa fosse. Il braccio (armato) dell'Italia è stata la Sicilia. Per le coste dell'isola è passata la nascita del regno prima e della repubblica poi. Per il suo mare sono passati gli accordi con gli Stati Uniti ancor prima che Roma ne venisse a conoscenza.

La Sicilia per 150 anni è stato il crocevia dei destini di un paese. Poi a Berlino è caduto un muro e il boato si è propagato fino a Palermo. E così, piano piano, l'isola è diventata sempre più distante da Roma. Ritrovando centralità solo nella difesa della memoria (nascosta) di ciò che è stato. Piano piano ci siamo abituati ad una Sicilia sempre più distante dal dibattito nazionale. Lontana dagli affari romani sempre più divisi tra Milano e la Calabria.

Anche quella dello scorso 16 luglio è una storia che nasce a Palermo ma anche altrove ed esplode quando il settimanale "L'Espresso" pubblica il contenuto di una presunta intercettazione tra Rosario Crocetta e l'ormai ex primario dell'Ospedale Villa Sofia Matteo Tutino.

La telefonata risalirebbe al 2013 e l'allora primario di Chirurgia Estetica avrebbe detto al Governatore Crocetta - con il quale è molto intimo - che il suo Assessore alla Sanità Lucia Borsellino - figlia del giudice morto per mano della mafia Paolo - andava "fatta fuori come il padre".

L'articolo porta la firma di Piero Messina - e Maurizio Zoppi -, il primo già membro dell'Ufficio Stampa della Regione Sicilia, di cui è stato anche coordinatore sotto la Presidenza Lombardo. La sua esperienza è proseguita - per pochi mesi - anche sotto la Presidenza Crocetta, fino al dicembre 2012 quando l'attuale Governatore decide di licenziarlo (insieme ad altri 21 giornalisti).

martedì 21 luglio 2015

Italia: i numeri-monstre della crisi bancaria latente

di Giuseppe Masala - Zeroconsensus

Mentre tutto il mondo guarda alle drammatiche vicende greche in Italia si consuma - nel silenzio generale - un dramma economico altrettanto grave e che potrebbe avere ripercussioni sociali altrettanto drammatiche: la crisi del sistema bancario. Probabilmente fino ad ora questa crisi latente non è esplosa nella sua virulenza solo grazie al Quantitative Easing della BCE che concede alle banche notevole liquidità.

A leggere i rapporti dell'Associazione Bancaria Italiana però non vi è alcun dubbio: il sistema bancario italiano affonda in un mare di crediti inesigibili.  A leggere gli ultimi dati resi pubblici - risalenti a maggio 2015 - i crediti inesigibili ammontano alla cifra stratosferica di 194 miliardi e 700 milioni di euro, con una crescita rispetto allo stesso mese del 2014 di oltre 25 miliardi.

lunedì 20 luglio 2015

25 segni che la nave dell’élite globale sta affondando

Non commettete l’errore di pensare il contrario riguardo a questo.
La marea sta salendo sull’elite mondiale e non ci sarà modo di tornare indietro.
Un nuovo giorno sta sorgendo per l’umanità mentre, coloro che hanno in programma il controllo completo vengono, in questo momento, esposti messi con le spalle al muro e indagati da diversi punti di vista. Non c’è bisogno di dar retta ai principali media ma anche ad alcuni degli alternativi, tutti basati sulla propaganda della paura. Cose molto positive stanno accadendo e cose ancora migliori stanno arrivando.

Diamo uno sguardo ad alcune delle più importanti storie che si sono verificate solamente nelle ultime 8 settimane. Mettendo insieme il puzzle, si vede che gli eventi sono in crescita in termini di dimensioni e velocità.

domenica 19 luglio 2015

L'Euro crollerà, nonostante la Grecia

Intervista di Leonardo Petrocelli ad Alberto Bagnai
ll suo blog Goofynomics è, almeno fra quelli di divulgazione economica, il più seguito d’Italia. E i suoi due più recenti volumi – Il tramonto dell’euro (Imprimatur, 2012) e il successivo L’Italia può farcela (il- Saggiatore, 2014) –, scritti con piglio divulgativo, ma senza lesinare dati e tabelle, sono presto diventati il (corposo) manifesto di quanti in Italia invocano l’uscita dalla moneta unica. Alberto Bagnai, docente di Politica Economica all’Università «Gabriele D’Annunzio» di Pescara-Chieti, è infatti il più noto riferimento scientifico del fronte anti-euro. «Attraverso i social network, il blog e i libri – spiega Bagnai, in questi giorni in Puglia – sono riuscito ad affermare una voce che mancava. Naturalmente, non è semplice raggiungere la totalità dell’opinione pubblica, ma alcuni concetti generali stanno passando».





Anche grazie al dibattito suscitato dalle recenti evoluzioni della crisi greca e dai possibili scenari, economici e politici, che si profilano all’orizzonte.

Abolire la Democrazia: l'ordine impartito ai governanti di comodo dei Paesi U.E.

di Christian Laval.
A commento dell' "accordo" con cui le istituzioni di Bruxelles e un Eurogruppo a trazione tedesca hanno nuovamente imposto la teologia del debito e un umiliante regime dell'austerity alle forze sociali greche che, alla ricerca di una via di uscita dalla barbarie, avevano osato pronunciarsi con un sonoro "No" contro il comando finanziario, pubblichiamo questo articolo del filosofo e sociologo Christian Laval.



Laval denuncia la volontà ormai dichiarata di sopprimere ciò che resta di pericolosamente democratico nel contesto della post-democrazia europea: una "democrazia del debito" che pur mantenendo le forme democratiche ne svuota implacabilmente la sostanza.

sabato 18 luglio 2015

Sponde ideali per la distruzione dei loro popoli: queste sono oggi le Sinistre di Governo dei Paesi del Sud Europa

DI AMBROSE EVANS PRITCHARD

La Grecia ha rotto l’incantesimo: la sinistra è diventata il gendarme delle politiche reazionarie e della disoccupazione di massa generate dall'euro. Un Partito Socialista dopo l'altro si è immolato sull'altare dell'Unione Monetaria per difendere un progetto che favorisce solo le élites economiche. E’ davvero di così cattivo gusto ricordare che le “Potenze Alleate” hanno spazzato via la metà delle passività esterne della Germania, nel 1953? Se l'Europa è nient’altro che la versione cattiva del FMI, che cosa resta del progetto d’integrazione europea? I tedeschi, peraltro, volevano solo la "sottomissione rituale” della Grecia.


L’establishment dell’Unione Europea dovrà affrontare, d'ora in poi, quello che ha sempre temuto: una guerra politica combattuta contemporaneamente su due fronti. Ha combattuto a lungo un insieme crescente di “sostenitori del libero-mercato”, di “parlamentari sovranisti" e di “populisti anti-immigrati” di estrema destra.
Ma ora ha anche perso la residuale presa emotiva che aveva a sinistra, dopo il trattamento da “terra bruciata” che ha riservato alla Grecia nel corso degli ultimi cinque mesi – concluso con la decisione (vendicativa) d’imporre condizioni ancor più severe ad un paese disperato, a pochi giorni dal referendum vinto a valanga.

venerdì 17 luglio 2015

Il marcio nelle Istituzioni : Caso Crocetta. Il medico nelle intercettazioni: “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre”.



da Il Fatto Quotidiano

Prima si è autosospeso, annunciando implicitamente le dimissioni. Poi ha gridato al metodo Boffo. È stata una giornata fondamentale per gli equilibri politici siciliani. Ma è stata una giornata indimenticabile anche  – e forse soprattutto – per la storia personale di Rosario Crocetta. Questa mattina il governatore si è svegliato leggendo l’anticipazione del settimanale L’Espresso, in edicola domani. “Lucia Borsellino? “Va fatta fuori come suo padre”, è la frase che Matteo Tutino, ex primario di chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, avrebbe rivolto al governatore in un’intercettazione pubblicata dal settimanale. Il riferimento è per Paolo Borsellino, padre di Lucia, il magistrato saltato in aria nell’inferno di via d’Amelio il 19 luglio del 1992. Secondo l’Espresso, il presidente siciliano non avrebbe replicato alla minaccia telefonica di Tutino, che è da anni il suo medico personale, indirizzata alla donna scelta nel 2012 dallo stesso Crocetta per guidare l’assessorato alla Sanità.

L' UE, mostrando la sua vera faccia con la Grecia ha decretato la sua fine: la resistenza si organizzerà e crescerà

di Giorgio Cremaschi

Piuttosto che partecipare alla stucchevole discussione italiana su Tsipras, mi pare molto più utile ed urgente valutare i contenuti e le conseguenze del nuovo Memorandum accettato dal governo greco.

Poi dovremo chiederci quale è lo scopo della UE a trazione tedesca che lo ha imposto. Solo alla fine di queste analisi ha senso discutere della capitolazione greca e di come reagire ad essa.





La Grecia è stata costretta alla resa dall'isolamento che la Troika è riuscita a costruirle attorno. Sinistre, sindacati, popolo democratico, tutti siamo stati alla finestra, quindi la loro sconfitta è nostra per conseguenze e responsabilità. Il testo varato dall'Eurogruppo non è solo inaccettabile per il popolo greco, ma è una minaccia e una sfida per tutti noi. Siamo tutti greci.

In un tweet poi cancellato, il ministro delle finanze slovacco ha candidamente ammesso che le misure sono state particolarmente dure per rispondere alla primavera greca. La rappresaglia come sappiamo non colpisce tanto i resistenti quanto le popolazioni, per punirle di ogni sostegno ad essi. Il no massiccio al referendum andava sanzionato in quanto tale, per insegnare ai popoli tentati di ripeterlo quanto alto potrebbe esserne il prezzo.

giovedì 16 luglio 2015

Fine della Grecia ma soprattutto fine dell'Europa

di Giulietto Chiesa.

La decisione dell'Eurozona è una svolta storica. Sancisce molti cambiamenti, tutti irreversibili. Non è soltanto la condanna a morte economica della Grecia. E' la fine dello stato di diritto per l'Europa intera.

Sono in molti a dire apertamente che ciò che si è consumato a Bruxelles il 13 luglio 2015 è stato un "colpo di stato". Realizzato con strumenti finanziari, con un ricatto dei forti contro i deboli, che implica e si regge su un atto di forza, su un'imposizione illegittima.





Anzi, è l'inizio della fine dell'Europa come entità che si proponeva di essere unitaria e si rivela ora un'accozzaglia di egoismi, che non è nemmeno possibile definire "nazionali", poiché sono stati dettati dalla frenesia del guadagno delle élites bancarie internazionali.
Un'Europa senza solidarietà e divisa, spaccata. Con la Germania (ma che dico?, con una parte della Germania; ma che dico?, con un partito tedesco - la CDU-CSU - guidato da un ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, che combatte contro la premier del suo partito Angela Merkel) che si trascina dietro sei stati dell'est, tutti antieuropei in sostanza, e che pretende di fare la lezione a tutta la restante Europa, per costringerla ad accettare il modello tedesco. Come ha scritto Yanis Varoufakis: "per mettere il timore di Dio nei francesi", costringendo la Grecia a uscire dall'euro".